Recovery Fund in Sicilia: la fiction dell’alta velocità

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Iniziamo il percorso di analisi con il professore Matteo Ignaccolo, docente di tecnica ed economia dei trasporti dell’Università di Catania.

CATANIA – Ci sarà una vera alta velocità ferroviaria in Sicilia? Purtroppo no, si rischia una alta velocità di serie B. Duecento chilometri orari, sempre che la burocrazia non fermi tutto, contro i 350 chilometri orari nazionali e una velocità commerciale non paragonabile con quella del Nord Italia. Ecco cosa c’è tra le progettazioni del Recovery Fund, dal loro utilizzo passa la necessaria svolta strutturale che la Sicilia attende da sempre.

Iniziamo il percorso di analisi con il professore Matteo Ignaccolo, docente di tecnica ed economia dei trasporti dell’Università di Catania.

L’argomento è caldo, cosa sta succedendo con la destinazione di questi fondi?

“L’Europa ha messo a disposizione dei soldi, all’Italia è toccata una consistente fetta, superiore ai 200miliardi di euro. Nell’Italia c’è anche il Mezzogiorno, i dati che riguardano il nostro sviluppo economico sono tali da porci in una situazione di fondo classifica europeo. Per quanto riguarda quanto è contenuto in questo documento, mi permetto, confortato dal parere condiviso di tutti i docenti ordinari delle due regioni più meridionali d’Italia, di esprimere alcune perplessità”.

Dal punto di vista pratico di cosa stiamo parlando?

“Il programma è diviso in varie parti, varie componenti. Stiamo parlando del fatto che, per quanto riguarda le strade, non è previsto granché per il Sud. Noi aspiravamo ad avere un inizio di processo di smart road, ma si sta parlando di monitoraggio di manufatti. Per le ferrovie sono stati inseriti tutta una serie di interventi che erano stati già progettati e finanziati. Si sta trattando di inserire infrastrutture che già erano state individuate”.

Questo vuol dire che si tratta di una operazione di natura contabile, cioè finalizzata a spostare delle poste finanziarie. Se vengono finanziate opere già in cantiere, non c’è una nuova progettualità?

“Lei ha proprio colpito nel segno. Ha proprio definito l’ambito sul quale ci stiamo muovendo. Si tratta non di definire una strategia di sviluppo, affinché alcune regioni, caratterizzate da scarso Pil, potessero avere una rivincita. Stanno riproponendo quello che era stato previsto prima”.

Andiamo al cuore del problema, si parla della famosa alta velocità, esisterà in Sicilia con il Recovery Fund?

“Quei progetti già approvati da Palermo a Catania e a Messina, il corridoio europeo, deviniti AVR, alta velocità di rete, non sono interventi di reale alta velocità, vanno a massimo 200 km orari. L’alta velocità con alta capacità è altra cosa e ha una velocità massima di 350km orari e una velocità di spostamento decisamente maggiore. Stiamo realizzando in Sicilia dei buoni collegamenti senza quel salto di qualità che la Sicilia aspettava, quella siciliana, come alta velocità, non sarà paragonabile alla stessa del Nord Italia”.

FINE PRIMA PARTE Nei prossimi giorni burocrazia e Recovery Fund

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