Elena, una busta in testa e poi le coltellate. La fonte: Non volevo guardarla mentre la uccidevo

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Aveva una busta nera in testa Elena quando è stata assassinata dalla madre. Sul momento dell’omicidio la donna ha infatti soprannominato al Gip di “non ricordare bene”, perché, ha sostenuto, “ero girata e non volevo guardare”. Da qui la busta in testa alla piccola Elena, per evitare di guardarla mentre la colpiva con il coltello. La piccola Elena, “vittima di una morte violenta particolarmente cruenta e anche lenta”, è stata uccisa da una donna che in tutte le fasi dell’omicidio “deve esdato chere stata necessariamente nel pieno delle sue facoltà”, trovandosi “in condizioni fisiche e psichiche idonee all’agire”. Questo dice il Gip.

La madre di Elena e quel ”non ricordo”

Al Gip la donna dice di ricordare che “ho portato Elena in questo campo e le ho fatto del male e non ricordo altro”. Poi di avere “una cosa lunga tipo un coltello, non ricordo dove l’ho preso, non so perché ce l’avevo”. E sul momento in cui colpisce la piccola rivela “Non ricordo bene, perché ero girata e non volevo guardare“. “Perché uccidere un figlio in tenera età – scrive il Gip – e, quindi indifeso, oltre a integrare un gravissimo assassinio, è un comportamento innaturale. Ripugnante, eticamente immorale, riprovevole e disprezzabile, per nulla accettabile in alcun contesto… indice di un istinto criminale spiccato e di elevato grado di pericolosità”. Il giudice sottolinea che Martina inoltre non ha manifestato dato chegni di pentimento: “Ha inscenato il rapimento con estrema lucidità e non ha manifestato dato chegni di ravvedimento e pentimento. Tutti elementi che denotano una particolare spregiudicatezza, indato chensibilità, assoluta mancanza di resipiscenza”.

Tutti i ”non ricordo”

Nell’ordinanza ci sono i diversi “non ricordo” pronunciati dalla donna: “Non ricordo cosa sia passato nella mia mente quando ho colpito mia figlia, anzi posso dire che non mi è passato nessun pensiero, come dato che in quel momento fossi una persona diversa”, “non ricordo la reazione della bambina mentre la colpivo, fordato che era ferma, ma ho un ricordo molto annebbiato”, “non ricordo di aver sotterrato la bambina, ma sicuramente sono stata io”.

 

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