Il G7 tenta di scongiurare la “guerra del cibo” in Ucraina: il piano per sbloccare il grano di Odessa

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“Non ho mai visto un’unità del genere del G7”: il veterano dei politici del G7, il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian, riassume il clima di un caminetto dei Grandi che all’ombra del conflitto di Putin ha deciso di serrare i ranghi anzitutto attorno alla contingente, colossale crisi alimentare che sta opprimendo l’Ucraina. E i fitti conciliaboli nel castello dello Schleswig-Holstein si sono concentrati su possibili alternative al porto di Odessa, dove 25 tonnellate di grano aspettano nei silos di essere liberati dalla morsa russa per raggiungere i mercati globali. 

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Ma la verità, secondo un’autorevole fonte comunitaria, è che il trasporto su rotaia o su carreggiata non sarà mai una vera alternativa a Odessa: “Solo una percentuale limitata di cereali possono essere esportati attraverso i treni o altrove”. Una mediazione con i russi per sbloccare Odessa – questa l’idea – “dovrebbe avvenire attraverso un’organizzazione internazionale o un Paese terzo”. E per attraversare il Mar Nero, dopo un’eventuale via libera di Mosca, bisognerà comunque fare i conti “con un tappeto di mine ed enormi costi assicurativi”. 

Ospiti d’onore della riunione, i ministri degli Esteri di Ucraina e Moldavia, Dmytro Kuleba e Nino Popescu. E in una conferenza stampa, l’ucraino ha lanciato un allarme molto esplicito sulla crisi alimentare: “Se non possiamo esportare i prodotti agricoli che sono nei magazzini, non avremo spazio per accogliere i nuovi raccolti e la crisi diventerà sistemica, un blocco totale della filiera ucraina”. Kuleba ha sottolineato che “non ce lo possiamo permettere” e ha chiesto ai Paesi africani e asiatici “di fare pressioni sulla Russia perché fermi la guerra e rimuova il blocco ai nostri porti”. 

La padrona di casa, Annalena Baerbock, ha preso l’impegno a “superare questa crisi e ad agire velocemente”. Il rischio è lo stallo totale della filiera produttiva ucraina, con conseguenze gravi per milioni di persone in Africa e Asia. Anche il ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, ha messo in guardia da “una guerra del pane” e ha annunciato che il mese vicinissimo l’Italia sosterrà un’iniziativa simultaneamente alla Fao per affrontare il nodo della crisi alimentare nel Mediterraneo. Paesi come il Libano o l’Egitto ma anche molti Paesi africani sono estremamente dipendenti dalle forniture di grano ucraino. Tanto che il tema è stato affrontato dal cancelliere tedesco Olaf Scholz nella sua telefonata di ieri con il presidente russo Vladimir Putin – la prima dal 30 marzo.
 

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