Prezzi, l’esperto: «La pasta sfiorerà i 3 euro al chilo. Al supermercato aumenti fino al 100%»

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Lorenzo MorelliUsata la debita cautela, possibile dire che la percentuale di stipendio da destinare all’acquisto di alimenti, finora sempre diminuita, da questa fase di crisi in avanti ricomincer ad aumentare. Lo sostiene Lorenzo Morelli, professore del Dipartimento di Scienze e tecnologie alimentari per una filiera agro-alimentare sostenibile dell’Universit Cattolica di Piacenza. I prezzi di grano, mais, olio di semi, e poi prodotti elaborati come pane, pasta, farina, ma anche latte e carne cresceranno esponenzialmente nei prossimi mesi per effetto della crisi dell’energia e della guerra russo-ucraina, che ha interrotto la produzione di materie prime da cui dipende anche il mercato agroalimentare italiano.

Professor Morelli, si profila una crisi del settore agroalimentare in Italia?
L’Italia da sempre un importatore di grano duro, di latte e di carne suina. Il nostro territorio ridotto non ci permette di produrre a sufficienza. A questo si aggiungono le difficolt a mantenere la resa agricola nei campi, a causa del cambiamento climatico. Sono due scenari noti da tempo e a cui non si cercata una soluzione. Ora, la guerra scopre una ferita gi esistente del sistema agro-alimentare italiano. Un sistema che dipende troppo dall’estero: basti pensare che l’Italia importa il 60% del grano duro. Ma anche in assenza del conflitto saremmo arrivati ad un aumento dei prezzi.

Secondo Istat, l’Ucraina rappresenta solo il 5% del totale delle importazioni di grano italiane, mentre la Russia l’1%.
Il problema degli approvvigionamenti e dell’aumento dei prezzi si presenta anche con prodotti come l’olio di semi e mais. L’alternativa alle importazioni dall’Ucraina, per l’Italia, il Canada. Ma il problema che c’ un oceano nel mezzo, e i costi dei trasporti sono alle stelle.

Il caro carburante si legger anche nei prezzi sugli scaffali?
Il carburante oggi salito 2,1 euro al litro. Se tale costo si applica ai trasporti di prodotti agroalimentare, chiaro che un aumento di prezzi tra il 30% fino al 100% sugli scaffali assolutamente prevedibile. Non si pu ignorare il fatto che i produttori stanno affrontando un esplosione dei costi sia delle materie prime che dei trasporti.

Quindi anche un normale chilo di pasta potrebbe arrivare a costare fino a tre euro?
S. Il consumatore italiano deve mettersi in testa una cosa. Dalla seconda guerra mondiale, la percentuale di stipendio che gli italiani spendevano per l’acquisto di alimenti andata sempre diminuendo. Da oggi in avanti, invece, questa tendenza si invertir. E, come conseguenza del rincaro delle materie prime, diminuir il potere d’acquisto delle persone. Per semplificare: le famiglie potranno comprare meno smartphone perch dovranno spendere di pi in cibo”.

Il premier Draghi, alla conferenza dei vertici Ue di Versailles, ha sottolineato che ancora non siamo in un’economia di guerra. Che tempi ci aspettano?
Non siamo in una situazione di economia di guerra, ma una situazione pesante. E lo sarebbe meno se negli ultimi trent’anni si fosse pensata una politica agroalimentare per ridurre la dipendenza dell’Italia dalle materie prime estere e per combattere il cambiamento climatico. Invece ci ritroviamo un’impressionante secca del Po e con sempre pi campi agricoli trasformati in magazzini per la logistica.

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12 marzo 2022 (modifica il 12 marzo 2022 | 15:54)

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