La Sicilia vista da Giglio: futuro, economia e politica

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Le nuove sfide, i problemi e i punti di forza. L’analisi dell’imprenditore Giuseppe Giglio

PALERMO – Nuovi mercati e vecchi problemi. La Sicilia vista da Giuseppe Giglio, presidente e amministratore delegato del colosso mondiale del commercio 2.0 Giglio.com e simbolo di una terra che può farcela.

L’economia mondiale ha subito il contraccolpo della pandemia. Il mondo cambia con velocità e modalità mai registrate prima. Basti pensare che Pechino, che nel 2020 era al quarto posto, ha superato New York per numero di miliardari e oggi è prima. Quelle che erano nuove abitudini di consumo e iniziative imprenditoriali innovative sono diventate la normalità. L’appello dell’imprenditore alla politica.

Quello digitale è un mercato legato a doppio filo a quello dell’efficienza della logistica e della mobilità. La Sicilia è pronta o ci sono carenze infrastrutturali che pesano sulla competitività delle aziende?

Abbiamo criticità congenite già per il semplice fatto di essere isola e quindi siamo ulteriormente penalizzati se la logistica arranca. E arranca sia in termini di servizi sia in termini di costi. L’innalzamento dei costi dovuti all’insularità è certamente una barriera, ma ho fiducia nell’imprenditoria siciliana e nel fatto che siamo bravi. Anche più bravi degli altri. Per far sì che un nostro pacco arrivi nello stesso tempo di un nostro collega di Milano o Parigi noi dobbiamo essere bravi il doppio, perché dobbiamo superare un gap che è endemico.

Gli sforzi delle imprese siciliane sono sostenuti dalla politica e quindi dalla pubblica amministrazione?

Non voglio fare il disfattista e non voglio puntare il dito contro nessuno, sono sempre stato ottimista e con la volontà di risolvere i problemi. C’è bisogno di una chiamata alle armi perché l’imprenditoria può e deve essere attenta, innovare e fare il possibile per crescere, però non ci si dica che il Frecciabianca è una vittoria. E’ una barzelletta non una vittoria. L’amministrazione pubblica e la politica ci supportino e si seggano al tavolo con i grandi player della logistica per non restare indietro rispetto ai competitori internazionali. Faccio un appello alla politica e all’amministrazione siciliana: attenzione che ci giochiamo una partita importante.

Chiedete maggior impegno?

In un mondo che si globalizza, in cui si è alzata l’asticella delle aspettative del cliente, in cui Amazon consegna in due ore, si innesca un meccanismo di competitività a cui siamo chiamati a rispondere. Se i corrieri devono predisporre un aereo dedicato per spostare la mia merce su Linate o Dusseldorf e invece i miei concorrenti ci arrivano con il trasporto su gomma in tre ore è chiaro che rischio di perdere in competitività. La dimensione della mia azienda mi consente di coprire questi gap, ma le migliaia di esercenti che hanno aperto una vetrina digitale per mettere in tavola il pranzo e la cena come competeranno in un mercato globale? Oggi, come in altri pochi momenti della storia, c’è bisogno che la politica e la pubblica amministrazione con la A maiuscola facciano la loro parte. Come diciamo in Sicilia rischiamo di perdere lo scecco con tutte le carrube.

Timori che la transizione green rischi di aggravare i costi per le aziende?

Si va verso un mercato che è sempre più globale e questi costi come quelli della insularità aprono una partita che non possiamo vincere da soli. Abbiamo bisogno che le istituzioni trovino sistemi per colmare queste differenze, altrimenti molti perderanno la partita. Per esempio il principio della continuità territoriale nel trasporto aereo adesso va applicato anche alle merci.

C’è una strategia per lo sviluppo della Sicilia o si vive alla giornata cercando di sfruttare le occasioni offerte dalle istituzioni nazionali e sovranazionali?

Mi auguro che ci sia. All’amministrazione che c’è e a quella che verrà dico che non c’è più tempo. E’ un momento di cambiamenti significativi. Cambiamenti che normalmente avremmo vissuto in un tempo più lungo, ma che la pandemia ha accelerato. Vivremo nei prossimi due o tre anni quello che avremmo vissuto in 10. Per esempio le stime sul passaggio dall’acquisto tradizionale a quello online di due o tre anni fa si sono ridotte di 5 anni soltanto nell’ultimo anno e mezzo. In 18 mesi si sono raggiunti risultati che gli analisti stimavano di rilevare in cinque anni.

Il mercato del lusso si sposta sempre più ad oriente, l’Italia cura questi mercati ?

L’oriente è l’area che ha avuto la crescita economica più significativa. Est non è solo Cina, ma anche Giappone, Corea, Vietnam, Cambogia. Negli ultimi anni hanno avuto tassi di crescita inusuali dell’economia occidentale. E’ un’area su cui tutti hanno puntato gli occhi ma anche la più complicata. Per esempio gli ultimi aumenti dei costi legati anche alla pandemia e allo spostamento delle merci per via aerea sono diventati impegnativi per il conto economico di un’azienda. Spesso sono crescite antieconomiche per aziende che hanno un “carrello” (acquisto online per utente) di basso valore, è complicato ragionare su clientele così remote. Mentre ci sono economie europee ed occidentali che pur dimostrando una crescita meno vertiginosa sono più facili da raggiungere e quindi più redditizie per il conto economico aziendale.

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