Usa-Cina, all’Apec prove di dialogo in vista del vertice virtuale di lunedì tra Xi e Biden

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Lotta al virus, ripresa economica, cooperazione tecnologica e uno sviluppo sostenibile. Portando avanti un “vero multilateralismo e un dialogo senza scontri”. Eccole le priorità di Xi Jinping, lanciatosi pure – per ribadire meglio i suoi concetti e ingraziarsi i padroni di casa neozelandesi – nella citazione di un proverbio Maori: “Il successo non è mai quello di un individuo, ma sempre quello di un collettivo”. A sottolineare, dunque, che “la Cina lavorerà con tutti” per costruire un futuro “condiviso” e aprire “un nuovo capitolo per la cooperazione nell’Asia-Pacifico”. Uscito più forte che mai dal Plenum del Partito che si è appena concluso, Xi ha voluto ricordare come la sua Cina abbia iniziato “un nuovo viaggio verso la costruzione di un moderno Paese socialista” che “espanderà in modo convinto la propria apertura e condividerà le proprie opportunità di sviluppo con i membri dell’Apec e con il resto del mondo”.

Lavorare insieme contro il Covid, promuovere la ricerca, la produzione e l’equa distribuzione dei vaccini, sottolinea Xi. Ricordando – in una sfida a distanza con il presidente Usa Joe Biden – che la Cina ha promesso due miliardi di dosi al mondo entro la fine dell’anno: “E già 1,7 miliardi le abbiamo consegnate”. Come a dire: America, se ci sei, batti un colpo. Il presidente cinese insiste che bisogna attenersi “al dialogo piuttosto che al confronto, all’inclusione piuttosto che all’esclusione e all’integrazione piuttosto che al decoupling” (altro implicito, ma non troppo, riferimento agli Usa). Sullo sfondo delle tensioni con Washington soprattutto riguardo alla questione di Taiwan, Xi aveva già cercato di abbassare i toni giovedì, in un altro videomessaggio recapitato a margine del summit dell’Apec. “L’Asia-Pacifico non può e non deve ricadere nel confronto e nella divisione dell’era della Guerra Fredda. I tentativi di tracciare linee ideologiche o formare piccole cerchie su basi geopolitiche sono destinati a fallire”.

 

L’intervento del presidente americano Biden, secondo il comunicato della Casa Bianca, si è concentrato soprattutto sull’obiettivo di rafforzare i rapporti economici con la regione del Pacifico, con lo scopo di sviluppare commerci equi e aperti. Gli Usa poi hanno sottolineato di aver consegnato 64 milioni di dosi di vaccini ai paesi membri dell’Apec, rispondendo così alle iniziative prese dalla Cina.

 

L’obiettivo di Washington è riaprire i canali con i paesi asiatici dopo l’era Trump, presentando però un modello alternativo a quello di Pechino. Biden e Xi ne discuteranno durante il vertice digitale in programma lunedì, che arriva sull’onda di tensioni bilaterali crescenti ormai da mesi, ma anche del passo avanti compiuto con l’intesa sul clima negoziata a Glasgow dall’inviato speciale John Kerry e dalla sua controparte cinese Xie Zhenhua. Si vedrà ora se si tratta di un caso isolato, o di un primo risultato su cui iniziare a costruire.

 

 

Washington però ha ricevuto anche una mezza delusione dal vertice dell’Apec organizzato dalla Nuova Zelanda, perché non è riuscita ad ottenere l’accettazione della sua candidatura per ospitare il prossimo appuntamento nel 2023. Il blocco stavolta non è venuto dalla Cina, ma dalla Russia, che si è opposta perché in cambio chiedeva che gli americani togliessero dalla lista nera delle persone non gradite alcuni suoi diplomatici. Lo stop non è definitivo, ma conferma la rivalità ormai esplicita tra le autocrazie e gli Usa.

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