Enrico Brizzi: «Non pranzo se non scrivo 10 mila battute, niente cena prima delle 20 mila»

Must Try

Enrico Brizzi

Partito con una tesina di semiotica sugli 883 (promossa con 30 e lode da Umberto Eco in persona), un giovanissimo Enrico Brizzi negli anni diventato famosissimo senza nemmeno avere il tempo di rendersene conto grazie alla pubblicazione nel 1994 del celebre romanzo Jack Frusciante uscito dal gruppo. Da quel momento la sua vita stata un susseguirsi di tentazioni da non assecondare seguendo programmi rigidi e disciplina che gli hanno permesso di poter fare quello che nella vita davvero ama e lo appassiona: scrivere e camminare.

Lei stato uno dei primi studenti del corso in Scienze della comunicazione fondato a Bologna da Umberto Eco, che stato anche suo professore. Cosa significa per lei?
Ero un fresco maturato al liceo Galvani quando usciva la notizia che avrebbero inaugurato il corso di Scienze della comunicazione a Bologna. Per me, che sognavo di fare il giornalista, era bellissima l’idea di questo corso che si trovava praticamente sotto casa e che aveva come guida Umberto Eco del quale conoscevo gi molti libri. Eco ci insegnava l’abbattimento delle differenze tra cultura alta e bassa, ti diceva “si possono studiare i testi di filosofia e i fumetti allo stesso modo”, era bellissimo.

Un aneddoto in particolare?
La mia tesina di semiotica sugli 883, gruppo a che a me non piaceva ma proprio per questo erano interessanti da studiare dal punto di vista semiotico, per i testi, le connotazioni musicali e anche le copertine dei dischi che sembravano quelle dei fumetti. Quando proposi la tesina a Eco, un po’ tremante, mi disse “assolutamente s, si capisce che hai capito che si pu parlare e analizzare tutto da punto di vista semiotico”. Fu il mio primo esame nonch il mio primo e unico 30 e lode all’Universit. Averlo sul libretto fu anche un bel lasciapassare per gli anni e per gli esami a seguire, che ho dato con molta calma….

In che senso?
Mi sono laureato pochissimo tempo fa, nel 2013. Sono stato iscritto all’Universit per venti anni. In realt avevo gi dato per scontato che non mi sarei laureato ma poi sai, tra il diavoletto e l’angioletto sulla spalla ha prevalso l’angioletto che mi ha suggerito di fare una sorpresa a mia madre. Il giorno della laurea stata una festa, non capita spesso di vedere qualcuno che si va a laureare con tre figlie al seguito.

Come nato Jack Frusciante uscito dal gruppo?
Il romanzo uscito l’ultimo anno di universit. All’epoca c’era la casa editrice Transeuropa con la quale Pier Vittorio Tondelli aveva avviato un progetto che premiava i romanzi degli under 25, il che era davvero raro a quel tempo perch sotto i 30 anni si riteneva che gli scrittori non avessero esperienza sufficiente per scrivere un testo complesso. Dunque, quello era l’unico posto in cui un ragazzo giovane che voleva fare lo scrittore poteva andare per cercare ascolto. Se non hai un nome ottenere l’attenzione della stampa fondamentale. La mia grossa fortuna porta due nomi. Quello di Umberto Eco, al quale inviai una copia e lui ne scrisse su la Bustina di Minerva, la sua rubrica sull’Espresso; e quello di Video Music, che era un po’ l’Mtv italiana e che mi fece fare il mio primo salto in televisione, intervistandomi.

E da l arrivato un successo travolgente che l’ha portata dalla prima tiratura da 200 copie alla traduzione del romanzo in venti lingue.
Da l a poco arrivarono una serie di chiamate per partecipare al Maurizio Costanzo Show che era lo step per cui pure i tuoi zii si rendevano conto che c’era il nipote in televisione. In quegli anni era una sorta di consacrazione e di garanzia di visibilit. Da una parte sentivo che stavo realizzando qualcosa che andava aldil dei miei sogni pi sfrenati perch trovarmi a Parigi a presentare l’edizione francese di Jack Frusciante uscito dal gruppo o essere a Tokyo alla Fiera mondiale del libro era qualcosa che naturalmente pochi mesi prima non avrei potuto immaginare; dall’altra parte iniziarono a chiamarmi per fare il giurato a Miss Italia, cosa che mi disgust.

Fama e tentazioni. Difficile resistere per un ragazzo di vent’anni.
Subito con la fama arrivano anche occasioni che hanno a che fare con qualcosa che a te non piace e che non va. Sei totalmente inesperto e sbalordito davanti alle cose belle che ti capitano ma la cosa secondo me fondamentale capire che insieme alle cose belle arrivano anche mille tentazioni che ruotano tutte attorno al “prendi i soldi e scappa. Sfrutta al massimo il momento, pubblica un secondo libro e sparisci”.

Perch non ha pubblicato il seguito di Jack Frusciante uscito dal gruppo?
Il mio sogno non era comprare la Maserati ma fare lo scrittore. Ho detto no a cose e tentazioni che andavano contro la mia etica ed estetica. Da una parte ci sono ragazze che ti scrivono e vogliono uscire a cena con te; ti ritrovi a bere un drink con Vasco Rossi, ti regalano vestiti, ti invitano a destra e a manca… Il sogno di un 20enne medio. Ma esattamente nello stesso momento senti che cresce un odio verso la tua persona. Per molti ero un montato, uno stronzo, c’era anche la leggenda metropolitana secondo cui il libro lo ha avesse scritto Umberto Eco. D’un tratto ti senti isolato da tutti i tuoi simili e giudicato sulla base di un pregiudizio. Per molti, se ce l’hai fatta ci deve essere il trucco, ma tu sai che non cos e ci soffri.

Quindi i social network non c’entrano nulla? L’odio o l’invidia verso chi ha successo ci sono sempre stati?
Guarda quello che succede oggi ai Maneskin. Uno potrebbe semplicemente dire: mi piacciono o non mi piacciono, ma invece no. Quello che era identico nel 1994 e oggi che molte persone non accettano il fatto puro e semplice che le persone possano aver raggiunto un traguardo. Perch questo accada per andrebbe chiesto a uno psicologo….

Come si difeso?
Da un lato diventi invisibile. Ho cominciato a rifiutare inviti in televisione, non volevo essere tutto il tempo sotto i riflettori. A un certo punto ci si trova a un bivio: volevo diventare una celebrit o uno scrittore? Se avessi pubblicato il seguito di “Jack Frusciante” con lei che torna dall’America avrei fatto un botto clamoroso e guadagnato un sacco di soldi ma a quel punto avrei dato ragione a chi diceva che ero un giovane autore che sapeva scrivere solo un certo tipo di storie.

Oggi fa lo stesso mestiere. Se lo sarebbe immaginato allora?
La risposta no. Da giovane mi immaginavo che sarei morto a 27 anni come le rockstar. Perch senti una pressione intorno per la quale difficile immaginarsi un futuro dopo cinque o dieci anni. Ancora oggi ogni volta che pubblico un romanzo non ho la garanzia sul fatto che ne pubblicher altri dieci e nemmeno altri tre… Ogni volta me la gioco ma l c’ la mia libert che quello che mi tiene vicino a ci che sento pi importante, che la scrittura, qualcosa di sacro che va onorato.

Ha fatto oltre 50 pubblicazioni, tra romanzi, guide di viaggio, narrativa per bambini e sceneggiature. Dove trova l’ispirazione?
I miei agenti mi sgridano sempre dicendo che pubblico troppo e che dovrei farlo di meno. Tuttavia c’ una differenza molto grossa tra scrivere romanzi, che sono la prova suprema, e gli altri titoli. Scrivere una guida di viaggio molto diverso. La mia scommessa : possibile nel Ventunesimo secolo vivere facendo un’attivit cos fuori moda e antiquata come scrivere?.

possibile?
Per farlo funzionare vado a vedere i miei modelli (di scrittore, ndr) del passato e come lavoravano. Quando ti rendi conto che per tutta la seconda parte dell’Ottocento e la prima met del Novecento gli scrittori lavoravano pubblicando capitoli dei romanzi sulle riviste ogni giorno e solo alla fine li riunivano in volume, questo significa che erano persone che ogni mattina, per sei giorni la settimana, si svegliavano e scrivevano storie e non potevano sgarrare di un minuto. Scrivo tanto perch mi piace, ma in tutto questo c’ l’obbligo di una disciplina. Non posso programmare una scadenza a tre mesi e poi metterne cinque. Io non pranzo se non ho scritto 10.000 battute e non ceno se non ne ho scritte 20.000.

Per lei il cammino un altro elemento imprescindibile: ha fondato il gruppo di camminatori degli Psicoatleti. Come riesce a conciliare due passioni – camminare e scrivere – che sono fisicamente inconciliabili?
Ogni anno mi faccio il mio programma per la stagione, da ottobre a ottobre. Per me molto importante sapere adesso che dal 25 al 30 aprile sar a camminare e non scriver, che a settembre sar in Sicilia a fare il giro dell’Etna a piedi. Chiaro, passo pi tempo a scrivere che a camminare (anche se camminare pi “instagrammabile”) ma c’ un rapporto tra la scrittura e il cammino che per me fatto di “stop&go”, di pieni e di vuoti e che si basa su un calendario e su scadenze di lavoro precise. Rispettare la tabella di marcia fondamentale cos come per qualcuno che vuole correre una maratona, devi essere perennemente in pari con il lavoro.

Ma ci sar pure qualcosa che per lei un “fuori pista”, qualcosa di non calcolato?
In questo i cammini e la scrittura sono identici per me. Tu devi avere sempre la consapevolezza che accadr qualcosa di imprevisto e quindi devi mettere in conto un piano B ma anche un piano C. Per fare in modo che questo funzioni per devi avere bene in mente il piano A. Esempio chiaro: dentro ogni singola giornata di scrittura ci sono aggiustamenti in corso. C’ il giorno in cui mi dico di non avere voglia di andare avanti con il romanzo e dunque scriver un articolo sperando che il giorno dopo mi torni la voglia. Lo scorso week end ero con gli Psicoatleti ed eravamo in 20 a camminare in Piemonte. C’erano cinque sentieri possibili, quale scegliere? arrivata la pioggia e se ne poteva scegliere solo uno, poi ha smesso di piovere e siamo tornati sull’altro. Devi avere un piano in cui sai dove vuoi arrivare, poi, all’interno della tappa, te la giochi a seconda delle variabili che si impongono. Per camminare pu essere la pioggia o il male al ginocchio, per la scrittura la rinegoziazione del lavoro che ti porta a finire certi giorni a alle 18.30 e altri giorni alle 23.

Da dove arriva questa educazione alla disciplina?
La famiglia di sicuro mi ha influenzato. Sono cresciuto vedendo mio padre che dopo cena si metteva alla Olivetti a scrivere a macchina, perch l’idea che se fai un lavoro che ti piace non finisci alle cinque del pomeriggio, non finisci mai. Mia madre invece stata la prima a portarmi a camminare. Mi diceva: “Perch fare la merenda a met della salita per poi risalire sbuffando e chiedendo sempre ‘ma quando finisce’ quando invece puoi farla in cima godendoti il relax? Sono tutti concetti che ho tradotto a modo mio portandoli nel mio lavoro.

La newsletter del Corriere di Bologna

Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Bologna e dell’Emilia-Romagna iscriviti gratis alla newsletter del Corriere di Bologna. Arriva tutti i giorni direttamente nella tua casella di posta alle 12. Basta cliccare qui.

7 novembre 2021 (modifica il 7 novembre 2021 | 12:15)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Latest Recipes

More Recipes Like This